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LE INTOLLERANZE ALIMENTARI – TEST CITOTOSSICO

Hai mai pensato che ……

  • Cefalea, emicrania, nevralgie
  • Colite, colon irritabile, meteorismo, stipsi o diarrea
  • Dermatiti, orticaria, acne, psoriasi
  • Sovrappeso, obesità, cellulite
  • Disturbi dell’umore o dell’attenzione
  • Insonnia o agitazione notturna
  • Micosi
  • Alterazioni del ciclo mestruale
  • Palpitazioni
  • Ipertensione

Sono solo alcuni dei sintomi ricorrenti associabili ad una intolleranza alimentare.

Molti di noi soffrono di persistenti disagi e disturbi dei quali non ci spieghiamo la causa. Non tutti sono a conoscenza che le condizioni legate ad una intolleranza alimentare sono molteplici e nessun organo o distretto del nostro organismo è immune da danni provocati da questo tipo di ipersensibilità Quegli alimenti che comunemente mettiamo sulla nostra tavola possono provocare, anche dopo anni, molteplici sintomi: sono gli alimenti comuni, insospettabili perché sempre consumati, che in un dato momento della nostra vita costituiscono uno stimolo tossico capace di far insorgere numeri e vari disturbi. In questi casi accade che i disturbi persistono per anni, proviamo ogni tipo di terapia classica o alternativa pur di ritrovare il benessere perduto e non pensiamo che un semplice test per lo screening delle intolleranze alimentari risolve il problema nella maggior parte dei casi. Non è semplice individuare l’alimento responsabile senza eseguire un opportuno test, la strada di “provare ad escludere per poi reintegrare” un alimento potenzialmente sospetto è molto lunga e quasi mai risolutiva. L’effetto di una intolleranza infatti non è immediato ma frutto di un accumulo nel tempo di un determinato nutriente e non è quindi semplice ricollegare uno specifico alimento al sintomo. Molto spesso si devono effettuare numerose esclusioni per tempi sufficientemente lunghi, la cosa si complica ulteriormente se siamo in presenza di più di una intolleranza contemporaneamente.

Principi base del concetto di intolleranza alimentare:

  1. L’intolleranza alimentare non è una patologia e non va confusa con l’allergia
  2. L’intolleranza alimentare insorge dopo esposizione ripetuta e continuata nel tempo ad un determinato nutriente
  3. L’intolleranza alimentare può risolversi con una opportuna dieta di esclusione
  4. Ad un periodo di esclusione di un determinato nutriente segue la fase di reintegro
  5. Una intolleranza può risolversi ma si può sviluppare, nel corso tempo, una intolleranza diversa proprio per quanto sopra detto.
  6. Molto raramente si è intolleranti a diversi nutrienti nello stesso momento

Perché scegliere un test leucocitotossico?

Il concetto di intolleranza alimentare è noto en studiato fino dai tempi di Ippocrate (460-370 a.c.) il quale aveva affermato che “è necessario che ogni medico sia un esperto della natura, e si sforzi di capire , se vuole fare il proprio dovere, che rapporto c’è tra l’uomo e i cibi e le bevande che consuma, e le sue attività, e quali sono gli effetti di ognuna di queste cose su ognuno di noi.”

Solo nel 2007 è stata identificata una via ben precisa per l’insorgenza delle intolleranze alimentari, il Pediatra americano Hugh Sampson è riuscito a individuare una “via alternativa” alle allergie,  caratterizzata dall’intervento di anticorpi presenti sui globuli bianchi, legata quindi ad una reazione di tipo cellulare. In un soggetto intollerante quindi, l’introduzione di un determinato alimento provoca la produzione di proteine ad azione infiammatoria dando luogo ad una reazione infiammatoria generalizzata. Ecco così spiegata la grande varietà di sintomi che possono colpire soggetti intolleranti. L’unica cosa da fare è quella di identificare quale o quali alimenti possono essere responsabili di questa reazione a catena che avviene nel nostro organismo: da un semplice prelievo di sangue le cui cellule (i globuli bianchi) vengono messe a contatto con diverse sostanze di natura alimentare si ottengono tutte le informazioni necessarie per poter intervenire. Lo screening prevede di analizzare al microscopio una serie di vetrini su cui troviamo non solo molecole ottenute dai diversi cibi ma anche coloranti, conservanti e additivi alimentari comunemente presenti purtroppo nella nostra dieta. Uno dei principi su cui si basa il concetto di “intolleranza” è quello di essere una reazione infiammatoria generalizzata verso sostanze o nutrienti comunemente consumati con la normale alimentazione e che quindi consumiamo con continuità. Non è pensabile che in soggetto possano insorgere diverse intolleranze in uno stesso momento, tranne in rari ed eccezionali casi,

Cosa fare dopo?

Con i risultati di questo screening il nutrizionista è in grado di preparare un piano nutrizionale estremamente personale centrato sull’esclusione momentanea dalla propria alimentazione degli alimenti o delle sostanze verso cui si è risultati positivi. In un secondo momento, dopo che l’organismo avrà avuto il tempo sufficiente per disintossicarsi e combattere lo stato infiammatorio esistente, le sostanze o i nutrienti esclusi verranno piano piano reintegrati fino ad arrivare ad un loro normale consumo.

Come si esegue il test leuco-citotossico

Questo test si basa sull’analisi della reazione che hanno i leucociti quando sono posti a contatto con gli estratti degli alimenti nei confronti dei quali si vuole stabilire l’intolleranza. L’analisi è effettuata direttamente sulle cellule leucocitarie mediante un microscopio ottico.

La metodica seguita per l’esecuzione del test è quella proposta da Bryan (1960 e successiva del 1967) e consta delle seguenti fasi:

  • 5 ml di sangue sono raccolti in provetta con anticoagulante (citrato di sodio 3,8 g/L) e centrifugati a 1500- 2000 x g per 20 minuti. Si formano due fasi: la parte contenente i globuli rossi in basso ed il plasma in alto. All’interfaccia è presente un sottile strato biancastro in cui sono disposti i globuli bianchi.

  • Mediante pipetta Pasteur monouso, 0,5 mL di materiale vengono raccolti da questa interfaccia prelevando il più possibile leucociti ed in parte le due fasi sopra- e sottostante.

  • Il materiale prelevato si trasferisce in una provetta contenente 2,5 mL di acqua e si miscela delicatamente a questa con la pipetta.

  • Singole gocce di tale materiale diluito sono poste a contatto con gli estratti alimentari predisposti sui vetrini.

  • I vetrini sono coperti con gli appositi copri-oggetto e si lascia incubare per 10- 15 minuti.

  • I vetrini sono analizzati ad un microscopio ottico con un ingrandimento finale di 400 volte.

Come si valutano i risultati al microscopio

Dall’osservazione dei leucociti si attribuisce un diverso grado di reazione all’estratto alimentare secondo la seguente scala:

  • livello 0         reazione assente

  • livello 1         reazione lieve

  • livello 2         reazione media

  • livello 3         reazione forte

Questi livelli di reazione vengono definiti in base allo stato del leucocita, il quale passa da una condizione normale ad una di rigonfiamento, poi di vacuolizzazione ed infine di rottura, oltre che dall’abbondanza relativa dei leucociti che hanno reagito rispetto al totale.

Prima di procedere con l’analisi delle reazioni di intolleranza ai vari cibi, si analizza il vetrino di controllo sul quale i leucociti sono posti a contatto solamente con i composti usati per l’estrazione degli alimenti. Su questo vetrino si valuta la buona qualità dei leucociti prelevati, prima di procedere all’analisi degli altri vetrini. Molti leucociti danneggiati sul vetrino di controllo mette in dubbio il risultato e può segnalare un campione di sangue troppo vecchio o mal conservato.

In questa fase, non solo ci si assicura che le reazioni analizzate successivamente siano specifiche e relative all’alimento, ma si controllano anche la quantità dei globuli bianchi per campo ottico che si andrà ad analizzare (controllo sulla procedura di lavoro), così come lo stato dei globuli bianchi del singolo paziente.

I PANNELLI UTILIZZATI PER IL TEST

Pannello AC13
60 alimenti + 17 conservanti
AC13
Pannello AC13M
60 alimenti + 17 conservanti (mediterraneo)
AC13M

VALIDITA’ DEL TEST LEUCOCITOTOSSICO

Dopo anni di perplessità sulla affidabilità e riproducibilità del test citotossico, a dicembre 2014 abbiamo la prima evidenza scientifica sulla sua validità. L’università di Ferrara, in collaborazione con due biologhe nutrizioniste associate ACSIAN, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista “World Journal of Gastroenterology” uno studio controllato randomizzato in cui si dimostra come la dieta di esclusione, stabilita tramite un test leucocitotossico, possa essere un efficace approccio in soggetti affetti da reflusso gastroesofageo.

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